Yoga a Trento Uppaluri Gopala Krishnamurti

Uppaluri Gopala Krishnamurti

La vita di U.G. Krishnamurti.

Uomo dall’approccio straordinario alla comprensione della natura del pensiero e del processo della conoscenza, che è alla base del funzionamento della mente umana.

Il suo approccio ai problemi dell’essere umano è di una devastante semplicità e non lascia scampo alle nostre confuse e sofisticate immaginazioni.

E’ straordinaria la sua capacità di distruggere nell’interlocutore la tendenza abituale ad affrontare la vita secondo i soliti schemi di pensiero.

Noi usiamo il pensiero per separarci dalla vita, che deve essere vissuta e non può essere spiegata. U. G. è spietato nel mettere a nudo gli inganni del pensiero e nel mostrarci le nostre più radicate illusioni.

Uppaluri Gopala Krishnamurti (o U. G. Krishnamurti) è nato in una famiglia Bramina il 9 luglio 1918, nel villaggio di Masulipatam, nell’India del sud.

Proviamo a percorrere brevemente la vita di questa singolare figura. A chi gli si rivolgeva rivelando l’intenzione di voler scrivere una biografia su di lui, U.G. Krishnamurti sorrideva, dicendo che non era possibile raccontare la vita di chi è intimamente convinto di non avere affatto una storia e che comunque le biografie erano tutte menzognere. Ora, se la biografia e la scrittura di una vita, ed essa altro non e che il farsi e il disfarsi di accadimenti, di incidenti, di incontri grandi e piccoli, di elaborazioni e rielaborazioni del proprio vissuto, si cerchera allora di riportare il racconto della vita di U.G. Krishnamurti a questo elementare principio.

Nato nello stato dell’Andhra Pradesh, da piccolo U.G. Krishnamurti venne educato sia secondo i principi tradizionali indu, sia secondo gli insegnamenti della Societa Teosofica (che aveva la sede a Adyar, il quartiere residenziale di Madras, oggi Chennai). Importanti per le sue scelte future saranno anche gli incontri con tre protagonisti della spiritualita dell’India contemporanea:

Shivananda Saraswati (1887-1963), Ramana Maharshi (1879-1950) e Jiddu Krishnamurti. Il primo e il celebre yogin di Rishikesh, il cui insegnamento contribui non poco a far conoscere la pratica dello yoga in Occidente, combinata con un atteggiamento devozionale. Il secondo, Ramana Maharshi, e il saggio della montagna sacra Arunachala, che venne definito da Carl Gustav Jung come il “santo indiano” e fu descritto nelle sue opere anche dallo scrittore inglese W. Somerset Maugham.

L’ultima di questi tre importanti figure, oltre a condividere l’omonimia con UG, presenta non pochi tratti in comune; infatti Jiddu Krishnamurti, dopo aver rifiutato l’investitura dai teosofi che volevano vedere in lui il veicolo terreno in cui si sarebbe incarnato Maitreya, il futuro “Istruttore del Mondo”, dedico l’intera esistenza a promuovere con passione una ricerca libera da ogni forma, da ogni dipendenza e da ogni organizzazione.

Divenuto adulto U.G., iniziera a lavorare all’interno della Societa Teosofica, assumendo la carica di segretario generale congiunto della sezione indiana. E’ bene notare che mentre in Occidente la Societa Teosofica si e trovata relegata nel mondo dell’esoterismo e dell’occultismo, in India ottenne ben altri apprezzamenti, acquisendo lo status di corrente di pensiero filosofico[7].

Risale a questo periodo l’attivita di conferenziere per conto della Societa Teosofica in giro per il mondo. Troviamo U.G. in Inghilterra, in Belgio, in Germania, in Norvegia e negli Stati Uniti. (Del resto, anche in seguito, quando ne avra l’opportunita U.G. amera sempre viaggiare). Il mestiere di conferenziere a tratti divenne frenetico, veniva invitato a parlare pressoche su tutto: il pensiero religioso dell’India, l’economia internazionale, la politica, l’educazione e via dicendo. A volte si trovava dinanzi il pubblico selezionato dei Lyons e dei Rotary Club, altre volte invece aveva di fronte gruppetti di signore anziane indaffarate a lavorare a maglia nel corso degli incontri. Finche a un certo punto comincio a interrogarsi sul senso di tutto cio. Decise di interrompere il suo giro di discorsi e di rompere con ogni forma di “teosofismo” (per usare un’espressione di Rene Guenon)

In vita sua non avrebbe piu tenuto nessuna conferenza pubblica (con un’eccezione, verificatasi diversi anni dopo in India, nel 1972 a Bangalore presso l’Indian Institute of World Culture, invitato a parlare della sua esperienza personale).

Segue il periodo in cui U.G. va alla deriva tra Londra, Parigi e Ginevra, conducendo un’esistenza simile a quella di tanti homeless. Questa fase decisamente critica della sua vita costituisce il preludio a quel determinante momento trasformativo, che ebbe luogo in Svizzera nel 1967, da lui stesso definito come l’esperienza della “calamita”. Tale termine e stato adoperato con l’intenzione di indicare che un’esperienza del genere non possedeva certo i tratti dello stato di beatitudine o di meraviglia rinvenibile nella letteratura mistica (il sat-cit-ananda dell’induismo), ma era piu simile a una condizione sgradevole, a una vera e propria calamita fisica e psichica. Non uno stato di grazia, ma di disgrazia!

Una volta superata questa fase, cominciò a diffondersi la voce intorno ad alcune strane vicende occorse a questo uomo, piccolo di statura e dal volto accattivante, con idee spiazzanti pressoche su tutto, ma in particolare sulla religione. Qualcuno comincio ad andarlo a trovare e a frequentare la sua abitazione, in Svizzera. Nacquero in questo modo gli incontri con chi desiderava conoscerlo e parlare con lui, che durarono praticamente sino al termine della sua vita; incontri mai pubblicizzati e tutti di natura fortemente informale. Dal canto suo U.G. non si sottrasse a questi incontri, ma neppure li incoraggiava. Spesso, a chi ritornava da lui dopo un primo incontro osservava che il solo fatto di ripresentarsi costituiva una delusione, perche significava che l’interlocutore non aveva afferrato la sostanza di quanto avevano discusso in precedenza: in breve, l’invito a camminare sulle proprie gambe, senza dipendere da nessuno. “Voi dovete toccare la vita in un punto dove non e mai stata toccata da nessuno prima d’ora. E nessuno puo insegnarvi come si fa”, e un’affermazione che rispecchia bene il suo pensiero. O quest’altra: “Non vi sto dando delle risposte. Se fossi cosi stupido da fornirvi risposte, voi dovreste capire che proprio queste stesse risposte distruggono la possibilita che le domande scompaiano”. O ancora: “Non mi preoccupo tanto di demolire quello che altri prima di me hanno detto. Sarebbe fin troppo facile. Mi preoccupo invece di togliere di mezzo quello che io stesso dico. Per essere piu precisi, sto cercando di impedire che possiate interpretare quello che sto dicendo a modo vostro.

Per questo motivo appare contraddittorio quello che dico”.

Alcune di queste conversazioni vennero registrate e in seguito trascritte e pubblicate in volume, anche se U.G. non dimostro interesse neppure verso queste pubblicazioni, tanto che troviamo come esergo a ogni suo volume la seguente frase: “Il mio insegnamento, se vi piace chiamarlo cosi, non ha copyright. Siete liberi di riprodurlo, diffonderlo, interpretarlo, fraintenderlo, distorcerlo, alterarlo, potete farne quel che vi pare, potete anche pretendere di esserne voi gli autori, senza bisogno di chiedere ne il mio consenso, ne il permesso di chiunque altro.” Al momento e possibile leggere libri di U.G. Krishnamurti in inglese, francese, tedesco, olandese, italiano, spagnolo, polacco, serbo, coreano, hindi, tamil, telugu e kannada (queste ultime sono lingue parlate in alcune regioni dell’India)

Ma la parola scritta puo restituire solo una parte dell’esperienza reale di una conversazione.

Il tempo che scorre, i volti, le emozioni, tutto cio e altro ancora non puo comparire in un libro; anche se sotto certi aspetti un libro e anche qualcosa di piu rispetto a un colloquio; essendo un’elaborazione successiva, possiede maggiore precisione, puo costituire una chiarificazione e un approfondimento rispetto al materiale di partenza. A questo proposito introduciamo la seguente riflessione: poiche ogni affermazione di U.G. Krishnamurti e una rispostaad personam, proviene da una precisa domanda posta da una precisa persona, non ci si deve stupire di cogliere delle possibili contraddizioni nei suoi interventi; queste sono ascrivibili alla asistematicita del suo pensiero, in quanto non c’e un tessuto teorico organico da cui si originano le risposte: in piu occasioni U.G. afferma di non avere alcun messaggio da trasmettere, o che la vita non ha alcun significato o direzione. Se un pregio degli incontri con U.G. era l’informalita, che permetteva a chiunque di potersi inserire e partecipare, questo elemento, in se positivo, innesca altre implicazioni. Un contesto dialogico richiede che vi sia un certo grado di frequentazione o di conoscenza fra i soggetti che interagiscono. Non basta porre una domanda per entrare in relazione con qualcuno, occorre comprendere quale mondo si cela dietro le parole adoperate, poiche se il linguaggio e uno strumento indispensabile per comunicare, oltre a svelare puo esprimere l’esatto contrario, puo velare, divenendo un sottile strumento di mistificazione per nascondere noi a noi stessi e agli altri. Perché un dialogo possa instaurarsi in forma autentica e necessario che si formi e si consolidi una relazione da persona viva a persona viva, senza che cio finisca per compromettere la liberta e l’indipendenza di chi partecipa.

Ora, non sappiamo in che maniera tali condizioni si siano verificate nel corso degli incontri da cui sono tratti i libri di U.G. Questi incontri sono proseguiti in diversi luoghi, dall’India alla Svizzera, a Londra o a Amsterdam, praticamente – come si e detto – fino al momento della morte, avvenuta nel 2007, a Vallecrosia, in Italia. In quel momento si trovava in compagnia di un ristretto gruppo di amici. Rispettando la sua volonta, dopo il decesso il corpo e stato cremato, senza seguire alcun rito religioso. Aveva ottantotto anni. “E’ il momento di partire”, pare abbia detto. D’altro canto, quando nel corso degli incontri, gli ponevano quesiti sul problema della morte rispondeva sempre che la vita e la morte non possono essere in alcun modo separate.

Krishnamurti se n’è andato il 22 marzo 2007.

 

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